Ana è arrivata a Bologna per un dottorato. La prima settimana è andata così: l'università le chiedeva il codice fiscale per l'iscrizione, il proprietario dell'appartamento per registrare il contratto, la banca per aprire il conto su cui farle arrivare la borsa. Tre sportelli diversi, la stessa domanda. E lei, un codice fiscale, non l'aveva mai avuto.
È una storia che sentiamo di continuo. Per chi arriva dall'estero il codice fiscale è spesso il primo documento italiano da procurarsi, prima ancora del permesso di soggiorno o della residenza. La buona notizia è che ottenerlo, di solito, non è complicato. Serve solo sapere a chi chiedere.
Perché uno straniero ne ha bisogno
In Italia il codice fiscale identifica ogni persona nei rapporti con la pubblica amministrazione e con molti privati. Non è legato alla cittadinanza né alla residenza: lo può avere chiunque abbia rapporti con il sistema italiano, anche un turista che compra casa o un lavoratore che si ferma per pochi mesi.
Le situazioni in cui viene richiesto sono tantissime: contratto di lavoro, contratto d'affitto, apertura di un conto, iscrizione al Servizio sanitario, intestazione di utenze, acquisto di un'auto, iscrizione a scuola o all'università, spesso anche l'attivazione di una SIM. Senza, molte porte restano chiuse.
Le strade possibili
Non esiste un unico sportello. Dipende da dove vi trovate e da quale pratica state avviando.
All'Agenzia delle Entrate, in Italia
È il canale più diretto. Ci si presenta a un ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate con un documento d'identità valido, di norma il passaporto, e si compila la richiesta con il modello AA4/8, quello previsto per le persone fisiche. Chi proviene da Paesi dell'Unione europea può in genere usare anche la carta d'identità del proprio Paese. Per i cittadini extra UE l'ufficio può chiedere documenti aggiuntivi legati all'ingresso e al soggiorno: meglio verificarlo prima, sul sito agenziaentrate.gov.it o telefonando.
Molti uffici ricevono su appuntamento. Al termine viene rilasciato un certificato di attribuzione con il codice: è un foglio semplice, ma conservatelo, perché fino all'arrivo della tessera sanitaria è la prova più comoda del vostro codice.
Al consolato, prima di partire
Le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all'estero possono attribuire il codice fiscale. Per chi sa già di doversi trasferire può essere una soluzione pratica, perché permette di arrivare in Italia con il codice in tasca. Le modalità però cambiano molto da sede a sede, quindi il riferimento resta il sito del consolato competente.
Con le pratiche di soggiorno
Per i cittadini di Paesi non UE che entrano per lavoro o per ricongiungimento familiare, il codice può essere attribuito nell'ambito della procedura di ingresso, per esempio tramite lo Sportello unico per l'immigrazione, oppure al momento della richiesta del permesso di soggiorno. In questi casi non serve un passaggio separato all'Agenzia. Se non siete sicuri di averlo già ricevuto, controllate i documenti consegnati durante la pratica prima di chiederne un altro.
Com'è fatto il codice di uno straniero
La struttura è la stessa di un cittadino italiano: 16 caratteri, ricavati da cognome, nome, data di nascita, sesso e luogo di nascita, più il carattere di controllo finale. L'unica particolarità è il luogo: al posto del codice del comune compare il codice dello Stato di nascita, che comincia con Z. Per un uomo nato negli Stati Uniti il 12 aprile 1990 e registrato come John Smith, il codice è SMTJHN90D12Z404Y, con Z404 a indicare gli Stati Uniti.
Tutto il meccanismo del codice Z, con gli errori tipici, lo abbiamo spiegato nell'articolo sul codice fiscale per chi è nato all'estero. Qui aggiungiamo solo un punto: per molti stranieri i dati anagrafici arrivano da documenti che non seguono le convenzioni italiane.
Nomi, cognomi e date «difficili»
Cognomi composti, patronimici, nomi traslitterati dal cirillico o dall'arabo, persone con un solo nome. Sono tutte situazioni normali per chi lavora allo sportello, ma sono anche la causa principale di codici che non tornano. Il codice viene calcolato sui dati così come sono stati registrati al momento dell'attribuzione. Se il passaporto riporta «Mohammed» e un altro documento «Muhammad», il codice sarà legato a una sola di queste grafie.
Un caso a parte è quello delle persone di cui non si conosce con precisione la data di nascita, cosa che capita con documenti rilasciati in alcuni Paesi. Anche qui non conviene improvvisare: il dato da usare è quello indicato sul documento presentato, e l'eventuale correzione successiva passa dagli uffici.
Codice provvisorio e codice numerico
In alcune situazioni, soprattutto nelle fasi iniziali di una pratica, può essere attribuito un codice provvisorio, anche in forma numerica a 11 cifre, in attesa di quello definitivo. È un aspetto che crea parecchia confusione, perché quel numero somiglia a una partita IVA. Se vi è capitato, trovate le spiegazioni nell'articolo sul codice fiscale numerico a 11 cifre. In ogni caso, quando arriva il codice alfanumerico definitivo, è quello che va comunicato a datore di lavoro, banca e ASL.
Dopo il codice: la tessera sanitaria
Il codice fiscale da solo non dà diritto all'assistenza sanitaria. Chi ha titolo per iscriversi al Servizio sanitario nazionale lo fa presso l'ASL, e dopo l'iscrizione riceve la tessera sanitaria, che riporta anche il codice fiscale. Per molti stranieri la validità della tessera è collegata a quella del permesso di soggiorno, e quando il permesso viene rinnovato va aggiornata anche l'iscrizione. Il rapporto tra i due documenti è raccontato nell'articolo su tessera sanitaria e codice fiscale.
Come controllare il proprio codice
Una volta ottenuto, verificare che il codice sia coerente con i propri dati richiede pochi secondi. Inseritelo nello strumento di decodifica e controllate che data di nascita, sesso e Stato corrispondano. Se qualcosa non va, per esempio la data risulta invertita tra giorno e mese (succede, con i formati di data diversi tra Paesi), fatelo presente all'Agenzia delle Entrate.
Avete appena ricevuto il codice fiscale? Decodificatelo e controllate che data, sesso e Paese di nascita siano quelli giusti.
Decodifica un codice fiscaleSe state per arrivare in Italia, o siete appena arrivati, mettete il codice fiscale in cima alla lista. Portate il passaporto e i documenti del visto o del permesso, prenotate un appuntamento all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate più vicino al vostro domicilio e uscite con il certificato in mano. Fatene una foto e tenetela sul telefono: nelle prime settimane vi verrà chiesto più spesso di quanto immaginiate.
Domande frequenti
Serve la residenza in Italia per avere il codice fiscale?
No. Il codice fiscale può essere attribuito anche a chi non è residente in Italia, per esempio a chi acquista un immobile, lavora temporaneamente o studia. La residenza serve per altre pratiche, non per il codice.
Il codice fiscale per stranieri si paga?
La richiesta all'Agenzia delle Entrate è, in genere, gratuita. Diffidate di chi vi chiede soldi per «ottenere» il codice per voi, al di là di eventuali servizi di assistenza scelti liberamente.
Posso usare il codice fiscale calcolato online?
No. Un calcolo online dà solo una ricostruzione teorica, che può non coincidere con quello ufficiale, per esempio in caso di omocodia. Il codice valido è quello attribuito dall'Agenzia delle Entrate o dagli altri uffici competenti.
Se cambio Paese di cittadinanza cambia il codice?
Di norma no, perché il codice dipende dal Paese di nascita e non dalla cittadinanza. Può cambiare se vengono modificati i dati anagrafici registrati, come nome, cognome o data di nascita.