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Storia del codice fiscale in Italia

Storia del codice fiscale in Italia

In tanti cassetti di casa, tra vecchie bollette e libretti di risparmio, c'è ancora un piccolo tesserino con sopra il codice fiscale di un genitore o di un nonno. Per anni è stato l'unico documento che riportava quel codice, e molti lo tenevano nel portafoglio accanto alla carta d'identità. Oggi quasi nessuno lo usa più, perché lo stesso codice è stampato sulla tessera sanitaria. Ma quel pezzo di plastica racconta bene come il codice fiscale sia entrato, poco alla volta, nella vita di tutti.

Prima del codice: un fisco senza chiave comune

Fino all'inizio degli anni Settanta l'amministrazione finanziaria italiana non aveva un identificativo unico per i contribuenti. Le informazioni stavano in archivi diversi, spesso cartacei, organizzati per ufficio e per tipo di imposta. Collegare il reddito di una persona dichiarato in un posto con un immobile registrato altrove richiedeva lavoro manuale, e i casi di omonimia complicavano tutto.

La riforma tributaria di quegli anni cambiò l'impianto delle imposte, con l'arrivo di tributi come l'IRPEF e l'IVA. Un sistema del genere aveva bisogno di un modo affidabile per riconoscere ogni contribuente, indipendentemente da dove vivesse o da quante volte cambiasse indirizzo.

Il DPR 605 del 1973

La base normativa è il DPR 29 settembre 1973 n. 605, che disciplina l'anagrafe tributaria e il codice fiscale. È da lì che nasce l'obbligo di indicare il codice in dichiarazioni, atti e rapporti con l'amministrazione, e da lì che prende forma la distinzione ancora valida tra il codice delle persone fisiche e quello di società ed enti.

La scelta più interessante riguarda la forma del codice per le persone. Invece di un numero progressivo, si decise di costruirlo a partire dai dati anagrafici: cognome, nome, data e luogo di nascita, sesso. Il risultato è la sequenza di 16 caratteri che conosciamo, dove ogni blocco ha un significato. Il codice di Anna Ferrari, nata a Bologna il 5 dicembre 1965, è FRRNNA65T45A944A: si leggono le consonanti del cognome, le lettere del nome, l'anno 65, la T di dicembre, il giorno 45 (cioè 5 più 40, perché è una donna), il codice catastale di Bologna e il carattere di controllo. Per il dettaglio posizione per posizione rimandiamo alla guida su come leggere un codice fiscale.

I 16 caratteri del codice fiscale divisi in blocchi: cognome, nome, data di nascita e sesso, comune, carattere di controllo
La struttura pensata negli anni Settanta è arrivata fino a oggi praticamente invariata.

Perché proprio così

Con gli occhi di oggi può sembrare strano inserire dati personali dentro un identificativo. All'epoca però aveva senso. Un codice ricavabile dai dati anagrafici si poteva calcolare e controllare anche a mano, con tabelle stampate, in un'Italia in cui i terminali erano pochi e gli uffici lavoravano soprattutto su carta. Anche la scelta delle lettere dei mesi, secondo la spiegazione più diffusa, punta a evitare confusioni tra caratteri simili: ne parliamo nell'articolo sulle lettere dei mesi.

Il carattere di controllo finale rispondeva alla stessa logica. Serviva a scoprire gli errori di trascrizione senza bisogno di consultare un archivio: bastava rifare un calcolo. E fin dall'inizio si dovette prevedere il caso di due persone con dati tali da produrre lo stesso codice, risolto con l'omocodia, cioè la sostituzione di alcune cifre con lettere.

Le tappe, per grandi periodi

Ricostruire una cronologia precisa, anno per anno, porterebbe a riempire la pagina di dettagli amministrativi. Conviene piuttosto guardare le grandi fasi.

PeriodoCosa cambia
Anni SettantaNasce il codice fiscale con il DPR 605/1973, insieme all'anagrafe tributaria. Viene attribuito progressivamente ai contribuenti.
Anni successiviIl codice si diffonde nei rapporti con banche, enti previdenziali e pubbliche amministrazioni. Il tesserino diventa un documento da tenere in tasca.
Dal 2004 circaIl codice fiscale compare sulla tessera sanitaria, che finisce per sostituire nella pratica il vecchio tesserino.
Anni recentiIl codice diventa la chiave di accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione e di molte procedure online.

La svolta della tessera sanitaria

Per decenni il codice fiscale è rimasto un dato un po' astratto per molti cittadini. Lo si usava per la dichiarazione dei redditi o in banca, ma non ogni giorno. La situazione cambiò quando, a partire dal 2004 circa, il codice fiscale è stato riportato sulla tessera sanitaria, distribuita a tutti gli assistiti del Servizio sanitario nazionale.

Da quel momento il codice è entrato in farmacia, dal medico di famiglia, negli scontrini che si conservano per le detrazioni. La tessera ha reso il codice visibile e sempre a portata di mano, e per la maggior parte delle persone è diventata il documento di riferimento. Se volete capire cosa contiene oggi la tessera e cosa fare in caso di smarrimento, trovate tutto nella pagina su tessera sanitaria e codice fiscale.

Consiglio pratico. Se in famiglia qualcuno ha ancora solo il vecchio tesserino, controllate che il codice riportato coincida con quello della tessera sanitaria. Nei rari casi in cui un codice è stato corretto nel tempo, quello da usare è il più recente.

Dal tesserino all'identità digitale

Negli ultimi anni il codice fiscale ha assunto un ruolo che i suoi ideatori difficilmente potevano immaginare. È diventato l'identificativo con cui si accede ai portali dell'INPS e dell'Agenzia delle Entrate, con cui si riceve la dichiarazione precompilata, con cui si intestano le fatture elettroniche ai privati. In pratica, gran parte del rapporto digitale tra cittadino e Stato passa da quei 16 caratteri.

La struttura, intanto, è rimasta la stessa. È un caso raro di sistema pensato mezzo secolo fa e ancora in uso quasi senza modifiche. Porta con sé anche qualche limite dell'epoca: i codici dei comuni soppressi che i portali non riconoscono (ne parliamo nell'articolo sui comuni soppressi), le omocodie che mandano in crisi certi software, il fatto che chiunque conosca i vostri dati anagrafici possa ricostruire buona parte del vostro codice.

Curiosi di vedere cosa racconta un codice fiscale? Inseritelo e vi mostriamo, blocco per blocco, i dati da cui è stato costruito.

Decodifica un codice fiscale

Cosa resta utile sapere oggi

Se state cercando documenti di famiglia, per una successione o per ricostruire una posizione previdenziale, il codice fiscale è il filo da cui partire: compare sugli atti più recenti e permette agli uffici di ritrovare la persona anche quando i dati anagrafici sono scritti in modo diverso da un documento all'altro. Per i codici più vecchi, o per quelli di persone decedute da tempo, l'interlocutore è l'Agenzia delle Entrate, allo sportello o tramite i canali indicati su agenziaentrate.gov.it. E ricordate che un calcolo online, compreso il nostro, ricostruisce il codice teorico: quello ufficiale è solo quello attribuito dall'Agenzia.

Domande frequenti

Quale legge ha introdotto il codice fiscale?

Il riferimento è il DPR 29 settembre 1973 n. 605, che disciplina l'anagrafe tributaria e il codice fiscale dei contribuenti.

Il vecchio tesserino del codice fiscale è ancora valido?

Il codice riportato resta quello, se non è stato corretto nel frattempo. Nella pratica oggi si usa la tessera sanitaria, che riporta lo stesso codice ed è accettata ovunque.

Da quando il codice fiscale è sulla tessera sanitaria?

Dal 2004 circa, quando la tessera sanitaria con il codice fiscale è stata distribuita agli assistiti del Servizio sanitario nazionale.

Perché il codice fiscale contiene i dati anagrafici?

Perché all'epoca un codice ricavabile da cognome, nome, data e luogo di nascita poteva essere calcolato e controllato anche a mano, senza consultare archivi.

CI
Redazione CodiceFiscaleInverso

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