Che cos’è l’omocodia
Due persone diverse possono avere gli stessi dati di partenza: consonanti del cognome e del nome uguali, stessa data di nascita, stesso comune. Succede più spesso nelle grandi città e con i cognomi più diffusi. In questi casi il calcolo standard produrrebbe lo stesso identico codice, cosa che il sistema non può permettere. La soluzione adottata dall’Agenzia delle Entrate si chiama omocodia: al secondo codice (e agli eventuali successivi) vengono sostituite una o più cifre con delle lettere.
Come funziona la sostituzione
Le cifre del codice fiscale sono sette: due per l’anno, due per il giorno e tre nel codice del comune. Si parte sempre da quella più a destra (la quindicesima posizione) e si procede verso sinistra. Ogni cifra viene sostituita dalla lettera corrispondente secondo questa tabella:
| Cifra | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Lettera | L | M | N | P | Q | R | S | T | U | V |
Dopo ogni sostituzione il carattere di controllo va ricalcolato, perché cambia il valore del carattere sostituito. Con sette posizioni sostituibili si ottengono in teoria 127 varianti diverse, oltre al codice base. Nella pratica le varianti di livello 1 e 2 sono di gran lunga le più comuni.
A cosa serve questo strumento
Il calcolatore funziona in due direzioni. Se inserisci un codice normale, ti mostra l’elenco completo delle varianti omocodiche, ordinate dalla più probabile (una sola sostituzione) alla meno probabile (tutte e sette). Se inserisci un codice che contiene già lettere al posto delle cifre, lo riporta al codice base e ti dice di che livello è la variante. È utile, per esempio, per chi sviluppa software gestionali e deve riconoscere lo stesso soggetto anche quando il codice è omocodico, o per chi riceve un codice “strano” e vuole capire se è regolare.
Per approfondire leggi la nostra guida all’omocodia del codice fiscale.